Fitness+: benessere a portata di app

Fitness+: benessere a portata di app

Indice

Allenarsi da soli: il piacere di una (ri)scoperta

Il significato personale che attribuisco allo sport

Fitness+: i pro

Fitness+: i contro

I vari allenamenti

Gli altri plus di Fintess+

L’ecosistema Apple

La mia valutazione complessiva

Conclusioni

La mia recensione: una sportiva che ha praticato tutti gli sport (o quasi)

Ho deciso di scrivere una recensione sull’applicazione Fitness+ di Apple, dopo circa due mesi di utilizzo e più 100 allenamenti già eseguiti.

La prova gratuita

Peccato non aver usufruito della promozione che consentiva l’utilizzo gratuito di tre mesi di questa applicazione offerto in occasione dell’acquisto (l’anno scorso) del mio Apple Watch. Ad ogni modo, sono riuscita comunque ad avere un mese gratis per provarlo.

Durante questo mese, ovviamente, ho cercato di fare più allenamenti possibili per farmi un’idea più precisa di come funzionasse Fitness+.

Il rinnovo a pagamento

Dopo il primo mese, ho lasciato che Apple mi iscrivesse all’abbonamento a Fitness+ annuale che consente un certo rispasrmio.

Per il momento, sono piuttosto entusiasta dell’offerta proposta da Apple.

Allenarsi da soli: il piacere di una (ri)scoperta

Mi è sempre piaciuto allenarmi da sola, piuttosto che frequentare palestre. Da ragazza, facevo tutte le sere almeno un’oretta di ginnastica davanti alla TV. Anzi, avevo persino trovato un canale sul satellite in chiaro che trasmetteva lezioni di aerobica che registravo su DVD. Che tempi!

Poi ci si è messa pure la pandemia

Tuttavia, durante la pandemia, ho dovuto, come moltissimi di voi, interrompere il mio allenamento in palestra, anche se sono riuscita comunque a fare qualche lezione di tennis all’aperto, ovviamente non quando c’era la zona rossa, ma ho interrotto il trekking e tutte le attività all’aperto che comportavano uno spostamento in auto, ecc.

Allenarmi in casa

Per questo motivo, ho cominciato a cercare allenamenti online. La prima scelta è stata quella di andare su YouTube, sfruttando la Smart TV (in realtà uso la chiavetta Fire Stick TV di Amazon) e di cercare keyword come fitness, Zumba, workout, addominali, yoga, eccetera.

L’offerta YouTube

Devo ammettere che l’offerta su YouTube è vastissima, soprattutto se conosci l’inglese.

All’inizio non è stato semplice trovare un solo canale che offrisse un po’ di tutto. Tuttavia, dopo qualche giorno, sono approdata su un canale (che è anche un’app), che uso tuttora: GymRa. Si possono scegliere gli allenamenti, tra addominali, glutei, gambe, yoga, pilates, ecc.

Oltre a questo canale, ho trovato canali specifici, come Isa Welly per il pilates, Sunnyfunnytfitness per la dance, e altri.

Tutte le mie ricerche e relative valutazioni le ho scritte nel mio libro In memoria di un virus che trovi nella pagina a lui dedicata, in caso tu voglia approfondire qualche dettaglio.

Copertina ebook In memoria di un virus di Cinzia Macchi

I servizi a pagamento

Più recentemente, mi sono affezionata ad un canale di yoga americano, quello di Tim Senesi che, oltre ad essere bellissimo (potrebbe fare tranquillamente l’attore accanto a Tom Cruise, senza sfigurare), è molto preparato e professionale, voce calma e calda, umorismo sottile e fine. Oltre a ciò, ti guida in tutti i movimenti che devi eseguire durante la lezione. Chiaramente, se vuoi video più lunghi, lezioni per crescere nelle posizioni più difficili, ecc., devi abbonarti al suo canale a circa 25$ al mese; tanti, forse pure troppi.

Il livello eccellente degli insegnanti online

Gli insegnanti, di cui ti ho brevemente parlato, si avvicinano al massimo livello di ciò che una persona può desiderare in un istruttore. Nella mia vita, ho frequentato molte palestre, club, piscine, ecc. e onestamente, pochi allenatori erano di questo livello.

Certo, se avessi a disposizione un personal trainer fisico, sarebbe certamente meglio. Ma quanto mi costerebbe? Non che un’iscrizione annuale a corsi e sala pesi costi poco: circa 600/650 €. Paragonato al costo zero di quello che offre YouTube, sembra quasi un “nonsense”.

Allenamenti sempre diversi, ma a volte…

In pratica: ho passato gli ultimi due anni ad allenarmi ogni giorno, senza quasi ripetere gli allenamenti. Purtroppo, ogni tanto è capitato che l’insegnante in questione smettesse di postare video ogni regolarmente, costringendomi a cercare altro; oppure che sospendesse temporaneamente le lezioni, perché incinta (è successo davvero!), ecc.

Infatti, ad esempio, ultimamente ho trovato un canale italiano, I love Pilates Arese, il primo per me. Non so, ho sempre l’idea che all’estero sappiano fare meglio di noi, mentre questa ragazza va oltre le aspettative, è davvero molto preparata e professionale, con la sua calma e gentilezza, ti farà amare anche i teaser (gli esercizi più duri per gli addominali).

Sapere l’inglese

Come avrai intuito, per sfruttare al massimo le lezioni di cui ti ho parlato, è fondamentale sapere bene l’inglese. Ciò è necessario per non passare tutto l’allenamento a leggere i sottotitoli, rischiando di farsi male alla cervicale o, peggio, di cadere durante le posizioni di equilibrio.

Ovviamente, anch’io ho dovuto imparare i termini tecnici che indicano le posizioni, gli esercizi, nonché le varie parti del corpo. Ora non mi serve neppure quasi guardare la TV mentre mi alleno!

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Il significato personale che attribuisco allo sport

Torniamo a noi. Innanzitutto, che cos’è lo sport per me? Che significato do alla pratica sportiva (quotidiana)? Qual è il valore che attribuisco al movimento, al benessere fisico e mentale?

Avrai sicuramente capito che considero una delle priorità fondamentali della vita potermi allenare, potermi rafforzare, poter aumentare la mia flessibilità, ecc. Associo il benessere fisico al benessere mentale.

Pertanto, oltre a praticare sport ho bisogno anche di qualcosa che calmi il mio stato d’animo, per questo pratico sia Yoga che Pilates. Infatti, soprattutto lo yoga aiuta tantissimo a rilassarsi, anche se gli esercizi sono piuttosto intensi a livello muscolare.

Il tempo per cui si mantengono le posizioni, che siano planck, warriors (affondi), le posizioni di balance (equilibrio) o di stretching, ci rafforza ed è salutare. Infatti, ci aiuta a contrastare le posture errate che adottiamo seduti davanti al PC, oppure in piedi, ecc., ma anche a migliorare la conoscenza del nostro corpo.

L’ho scritto anche in un articolo a proposito della psicosi giovanile: lo yoga aiuta la salute mentale, perché ci avvicina alla Mindfulness, ovvero alla consapevolezza del nostro corpo, attraverso il respiro, e della nostra mente. Nel momento presente, lasciamo andare tutte le distrazioni, le preoccupazioni, attraverso il respiro lento e consapevole. Allo stesso tempo, si impara anche a mantenere il focus che, purtroppo per noi, è arrivato al minimo storico.

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Fitness+: i pro

Finalmente, eccomi a Fitness+, che trovi sul sito ufficiale Apple. Inizialmente, ero un po’ titubante ad abbonarmi, proprio perché chiedeva un minimo sforzo monetario. L’abbonamento annuale è di 79.99 euro, praticamente il costo di un mese in palestra. Vero che, trattandosi di un insegnante virtuale sullo schermo, il servizio offerto non è del tutto paragonabile. 

Ecco il trailer con cui Apple ha presentato Fitness+:

 

La scelta personalizzata degli allenamenti

Si possono scegliere gli allenamenti in base al giorno di pubblicazione, dal più recente al più vecchio; in base al tipo (yoga, addominali, ecc.), in base alla durata dell’allenamento, alla musica, all’attrezzo e, addirittura, in base al coach. Gli allenamenti hanno una durata fissa di 5, 10, 20, 30 3 45 min (solo per Yoga). Se ciò permette di scegliere ad hoc gli esercizi in base alla necessità del giorno, sinceramente mi aspettavo qualcosa in più da Apple.

Schermata filtri per gli allenamenti di Fitness+

Si può sempre migliorare

Con Fitness+, recentemente utilizzabile anche con iPhone, inizialmente, era possibile allenarsi solamente se in possesso di un Apple Watch che tiene conto delle calorie consumate, del movimento durante la giornata e dei minuti esercizio eseguiti. Questi costituiscono gli obiettivi da raggiungere durante la giornata e sono da noi stabiliti.

Mi aspettavo, pertanto che Fitness+ mi suggerisse quali allenamenti eseguire per arrivare a chiudere gli anelli, ovvero a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Dopotutto, Apple Watch ha tutti i miei dati “medici”: età, peso, stato di salute generale, limiti della frequenza cardiaca, ecc. Non credo sia così difficile realizzare un algoritmo in grado di aiutarci. Innanzitutto, potrebbe chiederci ad inizio allenamento come ci sentiamo, se siamo stanchi o in forma, se abbiamo voglia di muoverci o, invece, di rilassarci. Da qui, potrebbe proporci diverse opzioni, tutte nell’ottica di chiusura anelli.

Chissà, se ad Apple, leggendo questo articolo, verrà in mente di migliorare ancor più l’offerta.

I coach

Gli insegnanti sono famosi, ricercati e, pertanto, i migliori sul mercato. In effetti, sono andata a sbirciare sul web ed è proprio così. Tuttavia, a mio avviso, danno leggermente scontato che tu abbia già effettuato allenamenti di questo tipo prima. Nonostante ciò, tutti sono molto simpatici, solari, empatici, ognuno con il proprio stile, in grado di rendere piacevole anche un duro allenamento.

I percorsi suggeriti

Fitness+ propone dei percorsi di rafforzamento, di resistenza, ecc. suggerendo pacchetti di lezioni “pre-scelte” che possono essere utili per chi non ha molta esperienza, o desidera ottenere un risultato preciso (es. addominali a tartaruga in un mese. LOL).

Schermata programmi suggeriti da Fitness+

La variante semplificata

Come proposto anche da molti canali YouTube, un elemento che apprezzo di Fitness+, è che, oltre al coach principale, colui che conduce l’allenamento, ci sono altri due coach, di cui, uno propone la versione più basica e semplice, l’altro esegue gli esercizi come l’istruttore.

Gli artisti musicali

Fitness+ propone alcuni allenamenti in collaborazione con alcuni artisti famosissimi; per citarne alcuni: Foo Fighters e Imagine Dragons per una sessione rock; Lady Gaga o Taylor Swift per una dance, e così via.

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Fitness+: i contro

Non adatto ai neofiti nello sport

Ed ecco un qui un contro che vale, tuttavia, solo per chi non ha mai fatto sport. L’iscrizione a un abbonamento di questo tipo non è adatta, perché eseguire certi esercizi per la prima volta, senza avere una solida base di allenamento, ma soprattutto di tecnica, potrebbe diventare pericoloso per la salute del corpo stesso.

Mancano i livelli

Non ci sono livelli di capacità. Ad esempio, su YouTube, certi insegnanti offrono lezioni da principianti, in cui spiegano le posizioni istante per istante e dove è più difficile farsi male, seguendole alla lettera. Certamente, chi sta su YouTube ha bisogno di follower; pertanto, più sono bravi, più sono utili e pertinenti, più si prodigano per l’utente, e più ottengono visualizzazioni, like, condivisioni e, di conseguenza, possono ripagarsi delle lezioni gratis offerte o, se non altro, attirare più persone sui servizi a pagamento.

Pertanto, su Fitness+ mi aspettavo una classificazione dei livelli: principiante, intermedio e avanzato e un adattamento delle lezioni in quel senso.

La versione semplificata non è in evidenza

Nonostante sia presente, è faticoso seguire le mosse dell’insegnante sullo sfondo. Se fossi Apple, consentirei di cambiare la vista della telecamera per inquadrare la versione più facile. Soprattutto, quando si utilizza uno schermo piccolo (iPhone o iPad).

Se fossi Apple, piazzerei una telecamera vicino all’istruttore che pratica la variante, in modo da poter selezionare tale vista in caso di necessità. Credo che sia abbastanza semplice, ma molto utile.

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I vari allenamenti

Ti racconto ora il mio utilizzo di Fitness+. Non seguo tutti i corsi, perché (per il momento) ho lasciato da parte gli allenamenti di HIT (Hight Intensity Training) o kick boxing (che intendo provare appena potrò!); inoltre, non avendo un vogatore a casa, non posso seguire gli allenamenti dedicati, né quelli di cycling o tapis roulant. Forse gli ultimi due si possono provare all’aperto, andando in bici o correndo, anche se non sono sicura funzionino correttamente.

Passeggiamo

Se ti piace passeggiare, come a me, Fitness+ offre un servizio molto buono. In pratica, una personalità di spicco, ovviamente, del mondo USA, a noi più o meno nota, che ha qualcosa da raccontare a livello motivazionale, stimolante, come ad esempio, essere chef di cucina messicana, o fondatore di un’attività benefica con scopi umanitari, oppure un’astronauta che ci spiega come la Terra sia bellissima vista dalla ISS. Ognuno di loro sceglie alcuni brani musicali di maggiore influenza nella loro vita.

Finora, la passeggiata più bella è stata quella accanto a Jamie Lee Curtis. Sì, ho camminato per 40 minuti con lei, perché anche gli speaker camminano mentre ti parlano. Si avverte chiaramente il rumore dei loro passi, degli uccellini sugli alberi o delle onde del mare. Davvero molto interessante, oltre che rilassante e liberatorio (dai pensieri negativi, preoccupazioni, ecc.).

I miei allenamenti

Tornando agli allenamenti che pratico, sono i seguenti: Pilates, Yoga, rafforzamento, ballo, core training (addominali), defaticamento consapevole e, naturalmente, meditazione. Mi sono imposta un allenamento al giorno, con una schedulazione precisa, in modo da non sovraccaricare troppo la muscolatura, alternando il rafforzamento a Yoga e Pilates e, a metà settimana, ci piazzo una lezione divertente di ballo. Nel weekend, ho deciso di mantenere una lezione sul buon vecchio YouTube e una passeggiata all’aria aperta (meteo permettendo) a contatto con la natura.

Schermata panoramica Fitness+

Rafforzamento

Rispetto a quanto si trova in rete, questi allenamenti sono ottimi. I coach sono veri e propri personal trainer specializzati in sollevamento pesi. Indicano chiaramente l’esercizio, il peso da usare (leggero, medio o pesante), come ottenere il massimo, come non farsi male. Oltretutto, mi piace molto il discorso dell’esercizio asimmetrico, ovvero l’allenare un lato alla volta. Ciò consente, non solo di allenare anche l’addominale di sostegno, ma, soprattutto, di non sforzare la cervicale (che per me è delicata).

Core training

Adoro gli esercizi per gli addominali e per questo sono piuttosto esigente. Trovo molto buoni quelli proposti da Fitness+ e dai suoi coach (che sono gli stessi del rafforzamento, pertanto, di altissimo livello). Finora, ho trovato esercizi mai proposti nei video gratis di YouTube.

Yoga

Fitness+ offre due “flow”, uno lento e uno energetico. Rispetto a quanto ero abituata, l’insegnate propone un flusso di esercizi che cresce in difficoltà, dal primo all’ultimo ciclo proposto. Se da un lato è un concetto interessante, dall’altro rende l’allenamento un po’ ripetitivo.

Non mi sento di classificare questo aspetto, perché è una questione di gusti personali. Ad ogni modo, anche su YouTube la storia è simile. Gli allenamenti gratuiti, infatti, ti conducono ad un certo livello di pratica, mentre, se vuoi crescere con le posizioni difficili (es. la verticale sulla testa), gli insegnati propongono un abbonamento a pagamento, di solito molto caro (25$/mese). Finora, i coach che preferisco sono Dice e Jonelle.

Pilates

Questo allenamento è allo stesso livello di quelli di rafforzamento. Marimba, la mia insegnante preferita, è molto brava, oltre che simpaticissima. Diversità di esercizi, possibilità di utilizzo delle bande elastiche, e giocosità assicurata. Farai allenamento sempre con il sorriso!

Ballo

Anche questo è mediamente superiore a quanto si trova gratis su YouTube. Mi sono affezionata tantissimo a Ben, anche se gli altri Josh e LaShawn promettono bene (li si vede ballare dietro a lui). Oltre ad essere simpatico, con un fisico quasi non sportivo (ha la pancetta), Ben è gay ed è perfetto per ballare! Dolce, empatico, attento ai temi a lui cari, come quelli riguardanti la comunità LGBTQ+. Sceglie della musica incredibile e ci ricava coreografie, lunghe o corte che siano, di valore. Sembra di ballare nei video del pezzo in questione!

Defaticamento consapevole

Il defaticamento o stretching è fondamentale a fine allenamento. Questo in particolare propone anche qualche momento di meditazione a chiusura. Gli esercizi di rilassamento sono dinamici e li trovo molto buoni.

Meditazione

Medito da anni utilizzando Headspace (ne ho parlato diverse volte), app a pagamento alla quale dubito di rinunciare. Tuttavia, la meditazione offerta da Fitness+ è davvero all’altezza! Tutti gli insegnanti sono molto preparati, hanno voci rilassanti, stimolanti, calmanti che aiutano nella pratica. Si può scegliere diversi temi, quali la gentilezza, la gratitudine, la consapevolezza, il sonno, la calma; ce n’è per tutti gusti; personalmente, medito anche più volte al giorno. Tra gli altri, Jonelle e Christan sono fantastici.

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Gli altri plus di Fintess+

A mio avviso, è opportuno segnalarti anche altri aspetti dell’app che meritano attenzione, perché ne aumentano il valore aggiunto.

L’ambientazione

Un altro aspetto interessante a proposito di Fitness+ è la scelta delle ambientazioni. Apple è molto attenta all’aspetto tecnico delle riprese, tutte eseguite magistralmente, di altissima qualità.

Trovo anche molto famigliare ed accogliente lo studio che hanno allestito: pavimento di parquet, con sfondo “variabile” a seconda dell’allenamento. Per quelli più tranquilli, come meditazione e defaticamento, le ambientazioni prevedono sfondi vegetali, grazie ad un’apertura vetrata che lascia intravvedere piante tropicali. Durante il rafforzamento, invece, sullo sfondo si osservano scaffali con pesi e spalliere. Infine, per il ballo lo sfondo con un meraviglioso arcobaleno sullo sfondo, si illumina a tempo per l’ultima coreografia.

Insegnanti per tutti i gusti

Oltre alla professionalità, gli insegnanti di Fitness+ rispecchiano le diverse etnie, età, generi. Ricordiamoci che, innanzitutto, Apple è americana, di conseguenza, da sempre più attenta alle questioni sopra citate.

Ogni persona può trovare il suo corrispettivo tra i coach o quello che preferisce. Infatti, ci sono insegnanti più o meno giovani, fisicamente perfetti o no, qualcuno disabile, come Amir, bravissimo e bellissimo.

Schermata coach Fitness+

Anche lo stile personale conta

Ognuno, a modo suo, ti stimola a dare il meglio di te durante tutto l’allenamento. Il concetto che Fitness+ vuole trasmettere è la cura della salute del proprio corpo; tutti dobbiamo mantenerci in forma, perché ci consente di vivere una vita migliore, con meno problemi, sia a livello fisico che mentale.

Le lezioni calate nel momento “calendariale”

Essendo le lezioni registrate giornalmente, i coach ricordano e festeggiano l’evento corrispondente. Il Natale, ad esempio, è celebrato con musiche a tema, così come San Valentino, i cui augurano a tutti gli innamorati di passare una giornata in compagnia del proprio amato, ma solo dopo l’allenamento!

Oltre a questi classici, gli insegnanti celebrano anche le ricorrenze proprie del mondo americano. Ad esempio, a febbraio si celebra il Black History Month, molto sentito, che ricorda come l’integrazione delle persone di colore abbia portato un enorme valore aggiunto nella comunità americana.

Infine, tutti i coach utilizzano il linguaggio dei segni per descrivere l’allenamento che stanno per eseguire. Dopo solo un paio di mesi, li ho già imparati tutti! Peccato che posso “sfruttarli” solamente in USA.

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L’ecosistema Apple

Chiudo con una nota relativa all’ecosistema Apple, necessario per accedere a Fitness+.

Nonostante ora sia possibile allenarsi con iPhone, è super consigliato usare l’Apple Watch, per le ragioni che ho spiegato precedentemente. Per quanto riguarda gli allenamenti, è chiaro che, più lo schermo è grande, più è facile seguirli.

D’altro canto, quando si è fuori casa, magari in viaggio, è utile potersi allenare anche con il solo iPhone. Tuttavia, se si possiede una TV di tipo smart, meglio se di ultima generazione, si può usare l’AirPlay per inviare l’allenamento in corso sul suo schermo.

A volte, può anche essere sufficiente un iPad, a seconda del tipo di allenamento. Se si balla, ad esempio, è necessaria la TV per vedere bene le coreografie da eseguire. Poiché la mia TV ha ormai 6 anni, faccio un passaggio in più. Da iPad passo su MacBook con AirPlay, poi ricorro al buon vecchio cavo, per connettermi alla TV tramite HDMI. In questo modo, è come se facessi un allenamento tramite YouTube, a schermo intero. L’unico inconveniente è che il Mac si scalda un po’, ma, collegandolo una volta alla settimana, non dovrei fare grossi danni.

Far parte di una famiglia

L’ecosistema Apple ti rende parte non solo di una vastissima community di creator di tutti i tipi, ma anche, tramite Fitness+, di una famiglia di sportivi, accumunati dalla passione e amore per lo sport, il movimento e il benessere. Inoltre, con la funzione di sharing, è possibile allenarsi insieme agli altri amici che utilizzano la stessa app. Non vedo l’ora di sfidare qualcuno a chi chiude prima gli anelli!

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La mia valutazione complessiva

Ammetto che, come spesso i miei articoli, la mia valutazione sia un po’ verbosa. Ad ogni modo, finora sono positivamente soddisfatta dal servizio offerto.

Consiglio l’abbonamento a Fitness+ solamente nei seguenti casi:

  1. A chi è già nell’ecosistema Apple;
  2. A chi conosce bene l’inglese;
  3. A chi preferisce allenarsi da solo in casa, invece di andare in palestra;
  4. A chi è spesso in viaggio, per affari o per piacere e non vuole rinunciare ad allenarsi con costanza:
  5. A chi ha lo spazio sufficiente in casa, o all’aperto (giardino o simili); bastano pochi metri quadrati;
  6. A chi non vuole praticare diverse discipline, senza spendere molto e, soprattutto senza scaricare diverse app;
  7. A chi vuole investire un minimo anche in attrezzi: un tappetino antiscivolo (da 30 ai 50 euro); manubri di diversa pesantezza (circa 70 euro), bande elastiche di diversa lunghezza (circa 20-30 euro), blocchi per lo yoga (circa 10-15 euro);

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Conclusioni

Lo sport fa bene a qualsiasi età. Sbagliato credere che si possa restare in forma mangiando bene e camminando una volta ogni tanto. È la costanza che rende migliori, anche a livello mentale.

Spero che la mia revisione di Fitnenss+ ti abbia messo un po’ di curiosità, non solo verso l’offerta Apple, ma soprattutto verso il mondo del fitness online. Condividilo con i tuoi amici amanti dello sport, ma più che altro, con chi resta spesso seduto al PC, per lavoro o per piacere.

Come dicono i coach di Fitness+ a fine allenamento:

Thanks for training with me, close your rings, see you next time. Be well.

A presto,

Firma Cinzia
Programmi spaziali emergenti

Programmi spaziali emergenti

No alla geopolitica spaziale, sì alla ricerca!

In questo episodio ti parlerò dei programmi spaziali alternativi a quelli dell’agenzia spaziale europea (ESA) o della NASA americana.

Chi sono gli emergenti nei programmi spaziali

Negli anni, alcuni più recentemente di altri, i Paesi emergenti si sono uniti alla corsa allo spazio, con l’intento di mettersi al pari con quanto realizzato da Europa e Stati Uniti. In particolare, mi riferisco ai seguenti: India, Emirati Arabi Uniti, Cina e Giappone.

La maggior parte dei programmi spaziali riguarda la ricerca spaziale per acquisire maggiori tecnologie, principalmente per migliorare la vita dei cittadini, in maniera autonoma, svincolandosi il più possibile dalle potenze note del settore.

Gli Emirati arabi e il loro programma spaziale

Controcorrente si muovono gli Emirati Arabi che, invece, preferiscono collaborare con gli altri Paesi, sfruttando le loro relazioni internazionali per migliorare più rapidamente nei settori in cui vogliono imporsi o cercare di imporsi, come l’aeronautica e lo spazio. Per questo motivo investono nelle società strategiche in Europa e USA.

C’è molto da fare

Finora, il programma spaziale degli UAE è limitato, nonostante la loro visione sia piuttosto ambiziosa: diventare leader nello spazio. Nell’articolo sullo space mining, ho parlato del rover lunare – Rashid – lanciato lo scorso dicembre sulla superficie lunare per raccogliere campioni a mezzo di un razzo giapponese, nell’ottica della collaborazione sopra citata.

Gli Emiratini hanno un’ agenzia spaziale e uno Space Center, con relativo sito Internet, dove non solo sono illustrate le principali missioni, i satelliti che hanno lanciato in orbita, ma, soprattutto, rendono totalmente disponibili i dati raccolti della sonda Hope, lanciata nel 2020, in orbita attorno a Marte.

Un video ne ricorda il momento indimenticabile:

Anche gli Emiratini hanno Marte al centro del loro programma spaziale

È molto interessante vedere come anche nel cuore degli Emiratini ci sia il Pianeta Rosso al centro. Infatti, la missione Mars 2117 nasce con lo stesso intento di Starship di Space X: stabilire una colonia permanente di esseri umani su un pianeta con caratteristiche atmosferiche e ambientali completamente diverse dalla Terra. Per questo motivo, realizzeranno la tecnologia di supporto alla vita.

Collaborazioni sulla ISS

Ovviamente, gli Emirati Arabi collaborano con ESA, NASA, JAXA (Giappone), CSA (Canada), e partecipano alle missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale (nel 2019, il primo astronauta emiratino vi salì a bordo).

L’India, emergente in crescita nel panorama dei programmi spaziali

Il secondo paese di cui ti voglio parlare è l’India, che vanta un sito Internet aggiornato, anch’esso bilingue, che illustra il proprio programma spaziale.

Tale programma è volto principalmente alla ricerca e soprattutto all’evoluzione dei satelliti da mettere in orbita concernenti diverse discipline: la meteorologia, lo studio della terra, la navigazione (GPS compreso), la mappatura dei disastri ambientali, la telemedicina, le telecomunicazioni e infine l’istruzione. Più che per la conquista dello spazio o per imporsi come leader, l’India intende sviluppare la capacità tecnologica del Paese e la conoscenza della Terra.

Spazio o non spazio? Questo è il problema

Sono molto favorevole all’utilizzo dell’economia spaziale per migliorare la situazione attuale. Quando le persone, soprattutto politici, non del settore, insinuano il dubbio amletico: “perché spendere tanti soldi per andare nello spazio, quando ci sono tanti problemi da risolvere sul nostro pianeta?”, questa è la risposta.

Le missioni spaziali indiane passate

Per quanto riguarda le missioni spaziali, l’agenzia spaziale indiana dichiara che finora sono state completate ben 121 missioni, 88 lanci e la messa in orbita di 13 satelliti per lo studio del Pianeta.

Il programma spaziale del futuro

Le missioni future riguardano:

  • la Chandrayaan-3, prevista per il 2024 in collaborazione con JAXA, a completamento dello studio della superficie lunare;
  • la Aditya per studiare il sole;
  • il progetto Gaganyaan che porterà tre uomini nello spazio, a 400 km di altezza per tre giorni, per completare lo sviluppo della tecnologia necessaria ai viaggi spaziali con equipaggio.

Ho trovato un video riguardo a questa missione fondamentale:

Diversi nomi per indicare i professionisti

Non credo gli Indiani abbiano un nome specifico per i loro astronauti; ad esempio, i Russi li chiamano Cosmonauti (dal Cosmodromo di Baikonur), i Cinesi li chiamano taikonauti, da taikon, spazio.

La Cina: applausi per il suo programma spaziale

Il prossimo Paese di cui ti voglio parlare è giustamente la Cina che possiede un vero e proprio programma spaziale e, similmente all’India, si tratta di attività di ricerca e sviluppo con lo scopo di migliorare la vita dei Cinesi, non rivolte alla conquista dell’egemonia spaziale. Nessun riflesso geopolitico come, invece, mi aspettavo.

Un white paper da leggere

Infatti, il sito ufficiale dell’agenzia spaziale cinese riporta integralmente il testo di un white paper che illustra le principali motivazioni che hanno spinto la Cina a sviluppare un proprio programma.

Molto interessante è il discorso dell’utilizzo della tecnologia spaziale per lo sviluppo di obiettivi sostenibili nel Paese. Sono stati evidenziati ben 17 punti di crescita: ad esempio, eliminare la povertà e la fame; aumentare l’educazione e lo stato di benessere; promuovere l’uguaglianza di genere; sanificare l’acqua e rendere l’industria ecologica; combattere il climate change. Spero non si tratti solamente di propaganda.

La storia dell’agenzia spaziale cinese (CSNA)

Un po’ di storia: l’agenzia spaziale cinese fu fondata nel 1959, all’epoca in collaborazione con la Russia. Il primo intento fu quello di utilizzare lo spazio per la difesa militare, in quanto si pensava che il lancio di missili e satelliti permettessero alla Cina di ottenere una certa supremazia, soprattutto a livello nucleare. Successivamente, la Cina si distaccò dalla Russia, pur continuando uno scambio di tecnologie e conoscenze.

Il primo taikonauta

Negli anni il know-how spaziale aumentò, finché la quinta versione del programma Shenzhou, portò nel 2003 il primo uomo cinese nello spazio, decretando, di fatto, la Cina come potenza spaziale.

Così nacque il vero programma spaziale cinese

Raggiunto tale traguardo, la Cina chiese agli Stati Uniti di poter collaborare a bordo della ISS con un loro astronauta. Purtroppo, gli Stati Uniti vietarono tale collaborazione e per questo motivo la Cina decise di progettare e realizzare la Tiangong.

Se ci pensi, in orbita ci sono due Stazioni Spaziali; ma, mentre della ISS sentiamo parlare praticamente ogni giorno, sulla Tiangong escono pochissime notizie. Eppure, lo scorso 9 febbraio è stata effettuata la prima attività extra veicolare, la famosa EVA, proprio all’esterno della stazione spaziale cinese.

Ecco il video dello storico momento:

La Tiangong

Due parole su questa stazione Tiangong: il progetto, partito nel 2011 con il lancio del primo modulo prototipo e il secondo nel 2015, iniziò l’assemblaggio dei moduli ufficiali ad aprile 2022 e fu completato alla fine dello stesso anno. I prototipi precedenti si distrussero con il rientro in atmosfera.

La collaborazione con il Pakistan

La Cina, non collabora solamente con la Russia, ma anche con il Pakistan, per cui ha ospitato un interessante esperimento a bordo di una delle missioni Shenzhou per lo studio di nuove piante che siano più resistenti all’ambiente esterno una volta piantate in Pakistan. Similmente agli esperimenti condotti dalla Cristoforetti sull’ISS, sulla Tiangong cresceranno piante in ambiente di microgravità.

Tra le missioni passate, Mars Explorer ha raccolto campioni sul Pianeta Rosso.

Missioni future: no agli astronauti ESA sulla Tiangong

Per quanto riguarda le missioni future, l’agenzia spaziale europea ha recentemente fatto marcia indietro sulla collaborazione con la Cina. Dopo essere stata ufficialmente annunciata la partecipazione di astronauti ESA a missioni sulla stazione spaziale cinese, per le quali anche la Cristoforetti si era preparata, recentemente l’Agenzia Europea ha rinunciato, con il motivo ufficiale di mancanza di budget e di scarsità di ore da dedicare ad altri progetti.

Secondo me, c’è un retropensiero legato alla guerra in Ucraina: la Cina si è sempre schierata a favore della Russia.

La Russia e il programma spaziale in stand-by

A proposito della ex-super potenza spaziale durante la guerra fredda, mi dispiace prendere coscienza che, ultimamente, abbia abbandonato il programma spaziale. Anche in questo caso, penso allo stesso motivo di cui sopra, la guerra.

L’agenzia spaziale russa si chiama Roscosmos, tuttora in attività. L’ultimo lancio di astronauti è stato a maggio del 2022. Sappiamo che la Soyuz è stata sostituita negli ultimi anni dalla Crew Dragon di Space X.

Ad ogni modo, un’ultima missione a marzo di quest’anno rimpiazzerà la capsula ora attaccata alla ISS che, a causa di un guasto tecnico, non potrà garantire il rientro di cosmonauti sulla terra.

Il Giappone e il suo fantastico programma spaziale

Infine, vorrei presentarti il programma spaziale giapponese, forse il più interessante dopo quello di NASA ed ESA. L’agenzia spaziale giapponese, nata come NASDA, nel 2003, è diventata JAXA.

I lanciatori made in Japan

Il Giappone vanta una lunga storia di lanciatori: il primo progetto risale addirittura al 1970. Nel 2013 iniziò lo sviluppo di un nuovo tipo di razzo, il modello H3, che avrebbe dovuto compiere il primo lancio il 17 febbraio scorso. La missione è stata abortita per un problema tecnico al motore del primo stadio. Il prossimo lancio è previsto alla fine di marzo.

Ecco il video che riassume il lancio abortito:

Vorrei farti notare come JAXA sia abile nell’utilizzo dei Social Media per informare il proprio pubblico sul programma spaziale, analogamente a quanto realizza NASA.

Le collaborazioni internazionali

Il Giappone collabora da sempre con la ISS: il modulo dedicato agli esperimenti, è stato proprio realizzato dall’Agenzia giapponese e diversi astronauti giapponesi sono saliti a bordo della ISS. Il Giappone partecipa anche alla missione Artemis che porterà la prima colonia sulla Luna. In particolare, realizzerà alcuni componenti della stazione orbitante Gateway.

Le esplorazioni planetarie passate e presenti

A livello di esplorazioni planetarie, i Giapponesi hanno lanciato moltissime missioni:

  • sonde su asteroidi (Hayabusa), per studiarne la composizione;
  • orbiter intorno a Venere: dopo un paio andati persi, l’attuale ha permesso di evidenziare alcuni fenomeni atmosferici simili a quelli terrestri;
  • orbiter su Mercurio.
  • IKARUS, la vela solare che sfrutta le radiazioni solari per la propulsione.

Le missioni del futuro

Le prossime del 2023 riguardano:

  • il lancio della missione SLIM, il cui lander lunare precisissimo centrerà l’obiettivo con una precisione di 100 m (l’Eagle dell’Apollo era di 20 km);
  • la JUICE (in collaborazione con ESA) che andrà verso satelliti ghiacciati di Giove;
  • la missione dedicata a Marte (MMX), programmata nel 2024, per recuperare dei campioni di regolite;
  • la DESTINY +, un progetto pilota per dimostrare la fattibilità dei viaggi interplanetari;
  • una missione, schedulata nel 2025, in collaborazione con l’India, per esplorare il polo sud della luna;
  • infine, nel 2029 partirà una missione per l’esplorazione delle comete.

Diciamolo, senza paura, che l’agenzia spaziale giapponese non solo è una delle più attive, ma possiede un programma spaziale che fa invidia alla NASA.

I telescopi

I Giapponesi hanno anche costruito diversi telescopi terrestri, e ne hanno inviati almeno un paio in orbita; l’ultimo, HINDA, partito nel 2006, è rivolto allo studio del sole. Sono pianificati due nuovi telescopi: il primo, a raggi X, in partenza quest’anno, e il secondo per l’analisi dello spettro ultra-violetto, in partenza nel 2025.

Ovviamente, il Giappone possiede anche numerosissimi satelliti per l’osservazione della terra, molti in collaborazione con ESA, con cui parteciperà anche al progetto EarthCARE.

Le future missioni americane ed europee?

Stati Uniti ed Europa non restano di certo a guardare: sono totalmente immersi nella missione Artemis che, dopo aver riportato l’uomo sulla Luna stabilmente, condurrà la prima colonia su Marte.

Starship: un nuovo passo in avanti

A questo proposito, qualche giorno fa, Space X di Elon Musk ha compiuto un passo avanti nella missione Starship: è stata testata e verificata l’intera sequenza di lancio, fino all’accensione di tutti i 33 motori del booster che spingerà la navicella verso Marte.

Ecco il video dell’accensione: spettacolare!

I motori Raptor e il metano liquido

L’aspetto interessante di questo progetto riguarda i motori Raptor, innovativi rispetto a tutti gli altri utilizzati finora per la propulsione di un razzo. Mentre tutti i progetti utilizzano idrogeno e ossigeno liquidi, Musk per questi motori ha utilizzato per la prima volta il metano liquido al posto dell’idrogeno.

Tale scelta deriva da una profonda analisi della missione verso Marte. Infatti, dovendo riportare a casa gli astronauti, ha immaginato che fosse più facile produrre del metano liquido sul Pianeta Rosso, perché la sua atmosfera è ricca di CO2, dalla quale si ricava CH4 (metano) e O2 (ossigeno).

Elon Musk è sempre un passo più avanti degli altri. Non solo sta privatizzando lo spazio, rendendone l’accesso più economico e più efficiente, ma anche più sostenibile. Non per nulla, è l’unico, fino a questo momento, ad avere realizzato razzi riutilizzabili che non producono rottami aerospaziali potenzialmente inquinanti per il Pianeta.

Purtroppo, mi duole dirlo, India, Giappone e Cina sono ancora allo stadio precedente, in grado di realizzare solamente i classici booster “usa e getta”.

Spero che questa panoramica sui programmi spaziali dei Paesi emergenti ti abbia acceso la curiosità di seguire anche queste agenzie che hanno come scopo quello di migliorare la vita qui sulla Terra e di garantire ai loro abitanti un futuro più sereno.

Condividi questo articolo con chi vuole approfondire la conoscenza del programma spaziale dei Paesi emergenti.

A presto,

Tratto dal PodcastArticoli in voce

Firma Cinzia Macchi

Mascotte aerospaziali

Mascotte aerospaziali

Un’amicizia di lunga data

In questo episodio ti racconterò le tre storie più romantiche ed affascinanti dell’aviazione e dello spazio. Sai che esistono alcune mascotte che hanno compiuto viaggi anche al di fuori dell’atmosfera terrestre?

Snoopy e la NASA

Il primo racconto riguarda proprio lo spazio: Snoopy è la mascotte ufficiale della NASA.
È risaputo che già all’epoca delle missioni Apollo, la NASA abbia stipulato un contratto con Schulz, il creatore di Peanuts, per sponsorizzare un team speciale dedicato alla sicurezza delle missioni.La nascita di questa unione originale, nata nel 1969 e durata fino ai giorni nostri, è originata da un avvenimento molto spiacevole.

La spilletta Silver Snoopy

Nel 1967, poco prima del lancio della missione Apollo 1, Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee morirono nella cabina in cima al Saturno V durante un test. Un arco elettrico causò un incendio nell’abitacolo e, poiché chiuso dall’esterno, gli astronauti rimasero intrappolati e morirono nell’incendio.

Questa tragedia spinse la NASA ad aumentare i controlli durante tutti i processi, con lo scopo di ridurre al minimo la probabilità che tali eventi si verificassero nuovamente. Ad esempio, modificò la composizione dell’aria all’interno della cabina, rendendola meno infiammabile. Inoltre, da quel momento, per premiare coloro che si fossero impegnati duramente in questa crescita virtuosa, la NASA decise di regalare una spilla, il famoso Silver Snoopy, ispirato alla mascotte, che simboleggia l’intento e lo spirito della consapevolezza del volo spaziale. La spilla è donata dagli astronauti a ingegneri, tecnici, ecc., che non possedevano categorie di comando all’interno della NASA.

Da allora Snoopy restò accanto agli astronauti in tutte le missioni successive del programma Apollo.

The Apollo Secrets: il cortometraggio

Un documentario (meglio dire un cortometraggio) girato da Ron Howard con Jeff Goldblum narra di un personaggio misterioso a bordo delle missioni Apollo: si tratta ovviamente di Snoopy! Non solo era la mascotte delle missioni, ma addirittura era un membro segreto dell’equipaggio e che, personale NASA escluso, nessuno ne era a conoscenza. La storia di Snoopy non è finita con il programma Apollo, ma è continuata fino ai giorni nostri.

Ecco il trailer del cortometraggio:

Artemis I: c’era anche Snoopy!

Infatti, è stato protagonista anche della missione Artemis I. C’è un video che illustra la realizzazione della tuta di Snoopy, disegnata e realizzata conforme all’originale sia nel materiale utilizzato (la stoffa è la stessa delle tute degli astronauti), sia nei dettagli. Snoopy è stato dotato di uno speciale sensore, detto gravità zero, per registrare il momento preciso in cui sarebbe entrato in regime di microgravità e avrebbe fluttuato nella navicella.

Guarda il video con cui illustrano il procedimento per realizzare la tuta:

A proposito della Missione Artemis I, ho scritto un articolo approfondito: leggilo qui.

Snoopy nello spazio, une serie originale

Apple ha trasmesso, sulla sua piattaforma streaming Apple TV+, una serie di cartoni animati, Snoopy nello spazio. Si tratta di episodi di breve durata – circa 10 minuti – molto simpatici e divertenti, perlopiù per bambini.

The Flying Ace

Ad ogni modo, per Snoopy volare (persino nello spazio) non è una novità. Da sempre Snoopy ha avuto un rapporto molto intimo con il volo. Te lo ricordi quando, a bordo della sua cuccia, simulava un dogfight con il Barone Rosso (Frederik von Richthofen)? Indossava un casco di cuoio, gli occhialoni, la sua sciarpa sempre tesa, come se fosse realmente in volo e imprecava contro il suo acerrimo nemico. In quest’occasione Snoopy diventava un vero e proprio asso dei cieli!

Walt Disney e il Mouse

Ora ti racconto un’altra bella storia legata – questa volta – agli aeroplani e a Walt Disney. Prima utilizzando l’aviazione commerciale, in seguito quella privata, di cui ne intuì prima di altri, le potenzialità, Disney ha viaggiato per il mondo per realizzare i suoi progetti.

Disney e il suo amore per il volo

Un po’ come Snoopy, è sempre stato un amante del volo (pare che da ragazzo, alla fine della WWI, abbia pagato un pilota francese per effettuare un volo con lui sul suo aereo da guerra) e, pur non avendo mai ottenuto il brevetto da pilota, è stato un precursore nell’utilizzo dell’aviazione d’affari, più flessibile.

I suoi velivoli

Durante la sua vita acquistò diversi aeroplani: il primo, nel 1963, un turboelica Beechcraft Queen Air 80 e, quando i jet furono abbastanza abbordabili, fu letteralmente catturato da un Gulfstream G-159 (anche Elon Musk possiede un jet della stessa azienda: ne ho parlato nell’articolo a proposito dell’aviazione privata e ElonJet). Un velivolo veloce, da 15 posti, capace di portarlo rapidamente da un luogo all’altro degli USA, dalla California alla Florida, per seguire la realizzazione dei suoi film in località remote (si narra che quella utilizzata anni dopo per i Pirati dei Caraibi fu proprio scoperta durante quei voli), ma anche per il progetto Florida, ovvero per la costruzione del Disney World ad Orlando.

Successivamente, è stato realizzato anche Disneyland a Los Angeles. Ho avuto la fortuna di visitarli entrambi anni fa. Sono state fantastiche esperienze, direi indimenticabili, a qualunque età le si viva: ti rimangono nel cuore.

Un vero e proprio ufficio in aria

Così come tutti i suoi film e i suoi personaggi, alcuni, come Mickey Mouse divenute mascotte famosissime. Disney utilizzava questo aeroplano come un vero e proprio ufficio, poteva partire quando voleva ed arrivare dove voleva e, naturalmente, si portava con sé tutto il suo staff. Aveva a sua disposizione una personalissima postazione di lavoro grazie alla quale realizzava bozzetti.

Mickey Mouse, la mascotte per eccellenza

Perché ti sto raccontando dell’aeroplano di Wall Disney? In primis, perché questo Gulfstream aveva (anzi, ha tuttora) una livrea molto particolare, dedicata alla sua prima creazione, Mickey Mouse.

Inizialmente registrato con una targa diversa, in seguito gli fu assegnato il numero November (N) 234 MM. Anche se la FAA disse di averlo fatto  casualmente, la maggior parte delle persone lo ritenne un omaggio sia al personaggio, ma soprattutto al suo creatore Walt Disney.

La figura di Mickey Mouse compare sulla deriva e lo rappresenta nel modo più classico che tutti conosciamo.

Ecco qui una bellissima immagine di The Mouse:

The Mouse: il Gulfstream che Walt Disney utilizzò per tutti i suoi spostamenti.

Crediti Immagine rickpilot_2000 from Hooksett, USA, CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0) via Wikimedia Commons

La morte prematura di Disney e l’ordine cancellato

Per soddisfare meglio le sue esigenze di spostamento, gli consigliarono di cambiare velivolo e di acquistarne una versione turboelica, che con un range elevato e la capacitò di atterrare su piste corte, lo avrebbe condotto ovunque. Purtroppo, sappiamo il grande Disney ha lasciato questo mondo troppo presto, a soli 65 anni e, pertanto, quest’ordine fu annullato.

La vita dopo la morte del suo proprietario: da velivolo a mascotte

Tuttavia, anche dopo la sua morte il suo amatissimo Gulfstream non terminò immediatamente la sua vita, anzi.

Dopo essere stato utilizzato ancora dai suoi collaboratori per altri venti anni, per completare molti altri progetti, fu messo a terra nel 1992 dopo trent’anni di onorato servizio, senza interni, né motori, né gli equipaggiamenti deperibili. Successivamente, fu portato nel parco a tema della Disney-MGM, dove rimase fino al 2014.

The Mouse riposerà a Palm Springs

Finalmente, il Mouse starà per sempre vicino al suo proprietario a Palm Springs, nel museo dell’aviazione. Lo scorso dicembre sono stati annunciati lavori di ristrutturazione, per replicare la cabina e i suoi interni, soprattutto la postazione preferita di Walt Disney, allestita con un altimetro, un orologio con il simbolo di Mickey Mouse e un telefono con cui poteva parlare con i piloti.

Come sorpresa per i visitatori, gli ideatori hanno pensato di mettere in corrispondenza del finestrino della postazione di Walt, la silhouette del suo profilo. Se mi capiterà di tornare gli Stati Uniti, sicuramente visiterò questo museo.

Flati e la Patrouille Suisse

Infine, ti voglio raccontare un’altra storia divertente, anche questa legata al mondo dell’aviazione, non più privata, ma militare.

La mascotte della Pattuglia Acrobatica Svizzera

Mi riferisco al fatto che la Pattuglia Acrobatica Svizzera possiede una mascotte speciale. Una piccola premessa tecnica: la pattuglia è composta sei F-5 Grumman Tiger, caccia non nuovissimi, ma molto agili, che permettono ai piloti di realizzare le loro fantastiche manovre acrobatiche, come le nostre Frecce Tricolori. A questo proposito, ho pubblicato un episodio sul mio podcast Articoli in voce, dedicato alla manifestazione dello scorso ottobre ad Alassio, in Liguria.

Flat Eric

In effetti, la mascotte di cui ti parlo qui è un elemento che mi accomuna alla Patrouille Suisse. Si tratta del famosissimo “pupazzo giallo” della Levi’s, Flat Eric, che comparve la prima volta nel 1999 in uno spot pubblicitario. Te lo ricordi, in auto, accanto al guidatore umano, mentre agitava la testa a tempo di musica?

Bene, questo pupazzo ovviamente era anche il protagonista del video della canzone stessa, composta da un noto dj francese Mister Oizo (Flat Beat era il titolo). È incredibile quanto questo personaggio sia famoso: ancora oggi esistono profili Instagram che lo ritraggono in tutti modi, come se fosse una persona vera, in vacanza, mentre fa il bagno, addirittura mentre mangia, dorme, o ascolta la musica… ce n’è per tutti gusti! Altro che semplice mascotte!

Non ci credi? Guarda questa foto pubblicata dal profilo Instagram ufficiale della Patrouille Suisse:

La mascotte Flati (Flat Eric) della Patrouille Suisse

Non per nulla, anche il mio (che si chiama Zeccolino) è vestito e possiede un discreto guardaroba. LOL

Flati, la mascotte

Il Flat Eric, mascotte della Pattuglia Acrobatica Svizzera, è soprannominato Flati (leggi Flèti), con la umlaut sulla a, ed è un membro onorario, nonché pilota veterano. Entrato nel 2000 (un anno dopo la sua creazione), fu rapito nel 2004 dalle Red Arrows (la pattuglia acrobatica inglese) e restituito qualche anno dopo, nel 2006. È per questo motivo che Flati indossa una tuta da pilota collaudatore, di colore arancione, con la Union Flag.

Sempre a bordo del velivolo numero 2

Non ci crederai, ma Flati sale realmente a bordo del velivolo numero 2 ad ogni manifestazione aerea. Il pilota che lo ospita è stato più volte ripreso in fotografia, con il tettuccio aperto, mentre mostra orgoglioso Flati al pubblico.

Ritengo la Pattuglia Acrobatica Svizzera una delle migliori, non solo perché l’ho ammirata in azione sia per lavoro che per diletto e i suoi piloti sono molto bravi, precisi, non sbagliano mai un allineamento, ma anche perché, secondo me, sono un po’ fuori di testa per aver mantenuto negli anni questo rapporto con la loro super-mascotte.

Persino la brochure ufficiale parla della mascotte Flati

Sono talmente legati a Flati che lo ritraggono e descrivono anche nella brochure della pattuglia che ogni anno è pubblicata sul sito ufficiale e in cui vengono presentati i piloti, il programma delle manifestazioni, ecc. Non solo la foto in cui Flati è ritratto insieme ai piloti e ai velivoli, ma possiede persino la sua pagina da pilota della pattuglia. Voglio veramente bene a questi ragazzi e alla loro a pattuglia!

Ti invito a dare un’occhiata anche al loro sito ufficiale della Patrouille Suisse.

Le Mascotte: il legame con la creatività

Probabilmente esistono altre mascotte che hanno fatto o fanno parte dell’aeronautica o dello spazio, ma queste erano le tre di cui volevo farti conoscere la storia appassionante che ci insegnano come coltivare un lato infantile non sempre sia sintomo di immaturità. Non occorre esser seriosi per essere professionali, anzi, possedere un legame con l’infanzia può persino aumentare la creatività e contribuire alla realizzazione i nostri sogni.

Le mascotte sono uno strumento di marketing

Chiudo con una nota di marketing (dato che mi occupo anche di questo): le mascotte aiutano le aziende (penso soprattutto alla NASA) ad ampliare la propria sfera di influenza, nonché la loro popolarità, anche presso i più giovani. Tra loro potrebbe essere nascosto un futuro astronauta, o un ingegnere!

La nuova NASA

La NASA lo sa molto bene, infatti, begli anni ha saputo trasformarsi, da agenzia chiusa ad un’azienda moderna e aperta. Non solo trasmette ogni giorno in diretta sul proprio canale YouTube, ma è presente su tutti i Social Media, da TikTok a LinkedIn; da Facebook ad Instagram. Durante le principali missioni, organizza challenge artistici, invitando i follower a postare il loro disegni o le foto scattate ispirati all’oggetto della missione stessa, tramite un hashtag creato ad hoc.

Spero che questo episodio ti abbia emozionato, così come ha emozionato me nell’approfondire queste storie. Magari anche tu hai una mascotte personale, alla quale sei particolarmente legato.

Ti ringrazio per aver volato con me anche questa settimana. Ti aspetto a bordo anche la prossima!

Tratto dal PodcastArticoli in voce

Firma Cinzia Macchi

Aerotaxi e mobilità aerea urbana

Aerotaxi e mobilità aerea urbana

Aerotaxi per risolvere i nostri problemi di spostamento

Crediti immagine: Volocopter, liberamente interpretata da me. Tutti i diritti sono riservati (This image is copyright protected. All rights are reserved, including copying, distribution, and other use).

La definizione di Mobilità aerea urbana

La Urban Air Mobility, il cui acronimo è UAM, consiste nell’utilizzo di piccoli velivoli per effettuare spostamenti aerei di corto raggio (solitamente inferiore ai 50 km) e a bassa quota (solitamente inferiore ai 5000 piedi) per il trasporto di passeggeri, in genere da due a cinque al massimo.

Si tratta pertanto di spostamenti urbani, ma anche extra-urbani.

Quali velivoli sono impiegati per la UAM?

Si definiscono in generale aerotaxi, ovvero velivoli principalmente di tipo elettrico, a decollo e atterraggio verticale: in gergo eVTOL, dove e sta per electric, V sta per Vertical, TO per Takeoff and L per Landing.

Con o senza pilota?

I velivoli che effettuano questo tipo di servizio possono essere condotti da piloti a bordo, oppure da remoto, tramite stazioni di terra e in quest’ultimo caso si tratta di droni. I droni sono utilizzati, da qualche anno ormai, per la sorveglianza e il soccorso, per servizi di emergenza e, più recentemente, per il trasporto di merci.

Infatti, Amazon e Wallmart in USA stanno già consegnando le prime merci con i loro droni super-leggeri. Ecco un video dimostrativo:

In caso di emergenza

Abbiamo sentito diverse notizie relative a terremoti, incendi, eruzioni vulcaniche, crollo di ponti, ecc, tutte situazioni in cui la presenza umana in loco può essere pericolosa, in cui sono stati utilizzati con successo droni, per aiutare i soccorritori (Protezione Civile e Vigili del Fuoco) a procedere in sicurezza per salvare vite umane.

Questi velivoli a pilotaggio remoto, i cosiddetti APR, possono essere comandati in “Line of sight”, ovvero in visuale (VLoS), oppure oltre alla visuale del pilota (BLoS, dove B sta per beyond). Più che di aeroplani, si tratta di una specie particolare di elicotteri; forse sarebbe più corretto chiamarli multi-rotore, perché, in quasi tutti i casi, il progetto riguarda l’utilizzo di propulsione ad elica ridondata, il che li rende diversi dagli elicotteri. Ti spiegherò le differenze tra questi due velivoli più avanti nell’articolo.

Infine, il progetto più complesso riguarda i velivoli completamente automatizzati, in grado di compiere missioni pre-programmate.

Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina e gli aerotaxi

L’idea di parlarti di queste innovazioni è legata alla notizia che nel 2026, in occasione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, si impiegheranno i primi aerotaxi per gli spostamenti.

Un sogno che si avvera…non solo nella fantascienza!

Siamo ormai molto vicini all’avverarsi di un sogno quasi fantascientifico, il desiderio recondito dell’uomo di svincolarsi dal traffico stradale e di innalzarsi in volo liberamente. Nella letteratura del genere macchine volanti oppure piccoli velivoli a decollo verticale popolano numerosi i cieli.

Nati per risolvere il problema del traffico urbano

Questi velivoli sono stati concepiti essenzialmente per risolvere il problema del traffico urbano, al fine di decongestionare le vie principali e per consentire spostamenti più rapidi ed efficienti, rispetto al l’utilizzo di altri mezzi, come, ad esempio, l’automobile.

Il traffico aumenterà sempre più nei grandi centri urbani

Il traffico urbano è destinato ad aumentare: alcuni studi dimostrano come, entro il prossimo decennio, il 60% della popolazione si concentrerà nelle aree urbane: trovare soluzioni alternative a questo futuro così grigio è mandatorio.

Meno traffico, meno emissioni

Certo è che questa soluzione risolve anche altri problemi, quali ad esempio l’inquinamento: utilizzando meno auto per gli spostamenti, si riduce anche la produzione di CO2. Per far sì che ciò si avveri, è necessario che questi velivoli abbia una propulsione di tipo alternativo, attualmente, elettrica.

Inoltre, negli anni a venire, anche di tipo economico, essendo i prezzi per il trasporto aereo destinati a diminuire.

Resta, tuttavia, il problema delle batterie

Tutti questi tipi di velivoli montano motori alimentati da batterie elettriche. Pertanto, se da un lato risolviamo il problema dell’emissione di CO2, dall’altro non risolviamo il problema delle batterie. Questo è il principale problema a lungo termine di questi velivoli, perché, in effetti, le batterie che oggi abbiamo a disposizione consentono loro solo piccoli spostamenti.

Inoltre, sono piuttosto pesanti: ciò limita il carico utile, ovvero il numero di passeggeri a bordo.

Personalmente, non sono molto a favore dell’utilizzo della propulsione elettrica, proprio per i motivi sopra elencati. Infatti, già qualche mese fa ho scritto un articolo che parla della bolla del green

Per risolvere entrambi gli inconvenienti, è necessario cercare soluzioni ancora più alternative. In chiusura di questo episodio ti racconterò in che direzione stanno procedendo alcune aziende del settore.

Dove agiranno questi aerotaxi?

Inizialmente, questi velivoli saranno situati in vicinanza degli aeroporti, per trasportare i passeggeri verso l’aeroporto dal centro urbano più vicino. In realtà, per permettere il decollo e atterraggio di questi velivoli è necessario costruire un aeroporto speciale che si chiama vertiporto. Lo scorso settembre, in USA, la FAA (l’agenzia analoga all’europea EASA) ha rilasciato le linee guida per la loro progettazione e costruzione. 

Un progetto che può aiutare Malpensa a meglio collegarsi con Milano

Ad esempio, pensando a Milano e all’aeroporto di Malpensa, questa è una delle soluzioni più intelligenti che abbia sentito. Da sempre, si accusa che, nonostante sia innovativo, ben trafficato, internazionale, ecc., Malpensa sia mal collegato al centro di Milano.

In effetti, per recarsi in aeroporto, bisogna prendere la navetta Malpensa Shuttle che parte dalla stazione metropolitana di Cadorna. Ovviamente, ciò può essere penalizzante, perché, per via del traffico, si impiega più tempo per questo tipo di tragitto, che per il volo verso la destinazione prescelta.

A Fiumicino il primo vertiporto italiano

Se a Milano non è ancora stato costruito, esiste un vertiporto già operativo presso l’aeroporto di Fiumicino a Roma. Infatti, lo scorso ottobre è stato inaugurato con un volo dimostrativo di un aerotaxi prodotto dalla ditta Volocopter.

Ecco il video di quello storico giorno:

Siamo sicuri che sia necessario un servizio di aerotaxi innovativo a Roma?

Nel caso di Roma, in effetti, mi chiedo chi abbia compilato il Business Case: un volo sull’aero taxi ti porta in centro in 20 minuti per la modica cifra di 120-150 euro. Eppure, da anni esiste un mezzo, sicuro ed affidabile, il Leonardo Express: ogni 15 min parte il treno che ti porta a Roma Termini in 32 min. Mi spiace, ma non vedo questo grande vantaggio.

I vari tipi di eVTOL

Esistono diversi tipi di velivoli eVTOL:

  • multi-rotore
  • tilt rotor
  • lift & cruise

La differenza tra i vari modelli dipende essenzialmente dal tipo di propulsione utilizzata.

Le aziende, start-up e colossi entrati nel business dell’UAM

Come detto precedentemente, l’azienda tedesca Volocopter è una di quelle da tenere d’occhio in questo settore, perché fa parte di quella rosa di start-up, piccole aziende e spin off di grandi aziende entrate nel business degli aerotaxi.

Altre aziende stanno sviluppando questo tipo di velivoli sono Joby Aviation, Lilium, Terrafugia, EVE (spin off di Embraer); infine, sia Airbus che Boeing stanno sviluppando i propri velivoli destinati al trasporto aereo urbano.

Lilium

La Lilium, anch’essa tedesca, ha un progetto tra i più interessanti, per quanto mi riguarda. Infatti, si tratta di un velivolo ad ala fissa, propulso da numerosi motori elettrici ad elica intubati nelle ali, con capacità di tilt-rotor, ovvero cambiando il loro orientamento, la spinta varia per eseguire la manovra richiesta. Ad esempio, al decollo i motori sono rivolti verso il basso in modo che l’elica spinga il velivolo verso l’alto; una volta arrivato alla quota prestabilita, le eliche si posizionano in orizzontale, per una propulsione classica nella direzione del volo.

Ecco un bel video di test:

Poiché alcuni miei ex-colleghi si sono trasferiti, in parte a Monaco di Baviera per lavorare su questo progetto, in parte nei pressi di Stoccarda presso Volocopter, sarebbe interessante averli come ospiti in una puntata nella prossima stagione del mio Podcast Air & Space Stories (se mi leggi, mandami un whatsapp). Cosa ne dici? Scrivimelo nei commenti. 

Le sfide tecnologiche

Oltre al problema della propulsione, da migliorare ed efficientare, l’altra sfida tecnologica è quella delle infrastrutture: innanzitutto, sarà necessario costruire i vertiporti, ma anche una rete in fibra ottica per assicurare lo scambio continuo dei dati tra il velivolo e la stazione di terra.

Ad esempio, una volta calcolato il piano di volo, dev’essere trasmesso al velivolo. Ma ciò non basta: la costante comunicazione con la terra assicura la migliore traiettoria anche in base alle condizioni meteo. La vera sfida è legata al software di controllo che governa questi tipi di velivolo, specialmente nel caso di APR: dev’essere sofisticato, ridondato e, naturalmente, anche molto verificato. In una parola, certificato.

La normativa

Qui entriamo sulla nota dolente di questi piccoli velivoli elettrici, poiché si tratta di trasporto passeggeri e, pertanto, devono sottostare a normative molto pesanti, non solo quelle enunciate da ENAV (l’autorità che in Italia regolamenta il volo dei velivoli, compresi i droni), ma soprattutto da EASA (autorità a livello europeo che stabilisce la normativa di tutta l’aviazione) o la FAA in USA.

Ad oggi esistono unicamente delle Special Conditions

Ad esempio, un aerotaxi come il Volocity di Volocopter (35 km di raggio e 110 Km/h velocità massima), in USA sarà certificato sotto Special Condition rispetto alla normativa scritta per i droni di piccole dimensioni addetti allo scatto di fotografie, riprese video, ecc. (la 21.17(b)). Sinceramente, spero che EASA, notoriamente più severa della FAA, adatterà la normativa per questo tipo di oggetti volanti dediti al trasporto passeggeri, al fine di garantirne la sicurezza.

I grandi droni hanno requisiti più stringenti

In caso di droni di certe dimensioni, esiste già un requisito importante sulla probabilità che un guasto catastrofico (ovvero di perdita di controllo del mezzo aereo) si verifichi. Tale probabilità dev’essere inferiore a 10-9, ovvero 1 su un miliardo di ore di volo.

Ma i piloti di aerotaxi?

Infine, vorrei sottolineare che, stabilita la normativa, ottenuta la certificazione degli aeromobili, realizzati i vertiporti, serviranno anche dei piloti. Ebbene, si stima che da qui al 2030 serviranno circa 60.000 piloti.

Perciò, se sei un appassionato di volo e desideri intraprendere una nuova carriera, ti consiglio di valutare quest’opportunità.

I vecchi cari elicotteri

Ma perché progettare e realizzare nuovi velivoli per trasportare passeggeri, invece di utilizzare semplicemente gli elicotteri?

Esistono molte differenze tra un eVTOL e un elicottero:

  1. la sicurezza: il punto debole degli elicotteri è la ridondanza, ovvero hanno un punto singolo di guasto (single point of failure, come si dice in gergo), costituito dall’unico rotore. Tale motore consente alle pale di girare e generare la portanza e la spinta per il sostentamento dell’elicottero stesso. In caso di guasto, sappiamo che per l’effetto dell’autorotazione, il velivolo non si schianterebbe immediatamente; tuttavia, questa modalità non è sempre disponibile;
  2. la manutenzione, sia predittiva che schedulata. Infatti, prima e dopo ogni volo si eseguono controlli precisi, al fine di assicurare lo stato impeccabile della macchina;
  3. il rumore nei centri urbani: gli elicotteri sono piuttosto rumorosi. Ad esempio, nel mio piccolo abito in una zona di passaggio degli elicotteri che decollano dall’aeroporto di Villanova d’Albenga e ti assicuro che sentirli è fastidioso, specialmente di notte;
  4. l’efficienza degli elicotteri è limitata: consumano kerosene ed inquinano;
  5. il costo, infine, è sicuramente un altro elemento da considerare, perché un biglietto per un volo su elicottero è piuttosto caro (dai 150$ in su), sia si tratti di un volo di piacere (panoramico, ad esempio sul Grand Canyon o nei centri come New York), sia di lavoro. Ovviamente, il prezzo dipende dal numero di persone e dalla lunghezza della tratta da percorrere.

Alla luce di tutti questi elementi, un aerotaxi eVTOL non può che essere migliore in tutto.

Senza pilota, in futuro, potrebbe anche essere meglio

Infine, se pensiamo agli APR (droni), avremo anche un vantaggio a livello ulteriore in termini di sicurezza, eliminando l’errore umano, spesso una concausa degli incidenti di tipo mortale.

Il triste incidente capitato a Kobe Bryant

Cito brevemente il caso di Kobe Bryant che è morto proprio durante uno spostamento in elicottero con la figlia. Quel giorno la visibilità non era buona, c’era nebbia, ma il pilota ha voluto comunque decollare. Come sia finita, lo sappiamo, purtroppo. Sono certissima che, se avesse volato a bordo di un aerotaxi di questo tipo innovativo, a pilotaggio manuale o, meglio ancora, totalmente automatico, la tragedia si sarebbe evitata.

Nel caso di droni completamente automatici, ad esempio, esistono dei piani di volo particolari che si attivano in caso di emergenza. Ad esempio, se si perde la connessione con le stazioni di terra, il velivolo rientra alla base da solo (modalità Return to Base).

La visione aumentata sul display del cockpit

Inoltre, i modelli più recenti, siano essi ad ala fissa o rotante, hanno a bordo un sistema innovativo, chiamato Synthetic Vision. Tale sistema garantisce una migliore awareness della situazione, anche in caso di tempo avverso. Infatti, il pilota osserva sul display una riproduzione sintetica iper-fedele del terreno e di tutti gli ostacoli presenti (ovviamente se il DB è costantemente aggiornato) ed è, pertanto, in grado di pilotare in tutta sicurezza, anche in caso di fitta nebbia o durante notti molto buie.

Ecco un video dimostrativo di tale tecnologia, direttamente da Airbus:

Ammodernare il velivolo può salvare la vita

Alla luce di quanto sopra detto, invito i possessori di mezzi aerei molto datati o a venderli per un modello più nuovo, oppure a informarsi sulla possibilità di effettuare un intervento di retrofit per montare questo tipo di sistema. Credo che ne valga la pena.

La popolazione, in generale, come vede questi moderni aerotaxi?

Cosa ne pensa la popolazione riguardo all’UAM? A questo proposito, ci ha pensato EASA che ha stilato un sondaggio per capire il sentiment delle persone comuni verso gli aerotaxi: i risultati sono promettenti.

  • Il 72% è favorevole all’utilizzo di questi mezzi, siano essi droni oppure con pilota a bordo, per il trasporto delle merci;
  • il 54% è concorde nell’utilizzare questi mezzi anche per il trasporto aereo a corto raggio di passeggeri.

Ciò indica che le persone si stanno abituando all’idea.

Se vuoi avere maggiori info, visita il sito ufficiale dell’UAM di EASA.

Quanto vale questo mercato?

Infine, ti voglio comunicare un ultimo numero relativo alla grandezza economica dell’intera UAM: si pensa che questo mercato potrà valere ben 23 miliardi di dollari entro il 2028. Le aziende del settore si sono mosse in anticipo e con grandi capitali, perché sanno che il prossimo futuro va in quella direzione.

Verso un futuro più lontano

Parlando del futuro, vorrei ampliare ancor più la visuale. Infatti, sono già in corso diversi progetti, alcuni diffusi ampiamente sui media, basati sull’utilizzo dell’idrogeno liquido ad, esempio, nelle cosiddette celle a combustibile, al fine di generare elettricità al posto delle batterie.

Sebbene l’idrogeno liquido sia meno voluminoso di quello allo stato gassoso, è comunque necessario in grande quantità per consentire ad un velivolo di medio-grandi dimensioni di volare per un numero di miglia utili (non per 50 km, per almeno qualche migliaio di km).

Solamente così potremo dire addio al kerosene o anche al SAF (nel primo episodio ne ho parlato brevemente). Ad ogni modo, dedicherò un intero episodio alla propulsione ad idrogeno e a come ottenerlo, non essendo questo disponibile allo stato che ci interessa in natura.

Dedicherò un episodio del mio Podcast a questo tema, così importante e interessante. Stay tuned!

Spero che questa panoramica sulla Mobilità Aerea Urbana ti sia piaciuto. Condividilo con i tuoi amici appassionati di volo e che magari desiderano intraprendere una carriera di pilota di aerotaxi!

A presto,

Tratto dal PodcastArticoli in voce

Firma Cinzia Macchi

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