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Episodio numero 47 del mio Podcast Articoli in voce

Indice

1. Storia della globalizzazione

2. Effetti della guerra sull'energia

3. Le industrie che investono nel green

4. I progetti per il rinnovamento energetico

5. Il revival dell’atomo

6. La fusione nucleare è green

7. Conclusioni

Verso la green economy

Da tempo volevo scrivere un pezzo sull’energia verde, ovvero green, e di come attorno ad essa ci sia una vera e propria bolla. Di green se ne parla da decenni, ormai, eppure i passi compiuti per produrre un’energia pulita sono stati molto brevi.

Storia della globalizzazione

L’apertura di nuove vie e sistemi di trasporto ha reso possibili gli scambi commerciali tra Paesi molti distanti tra loro. Con una duplice convenienza per gli acquirenti: diminuzione del prezzo e aumento della varietà. Molti i Paesi che hanno visto crescere le loro economie in maniera esponenziale, come la Cina, ad esempio. Il rovescio della medaglia era da un lato la perdita delle identità locali e l’aumento del potere delle multinazionali, che hanno allontanato anche dal Sovranismo e dall’autonomia degli Stati stessi.

Le imprese trasferiscono la produzione all’estero

L’avvento della globalizzazione ha messo in crisi anche le imprese e la produzione, sia a causa della concorrenza mondiale, sia, soprattutto, a causa dei costi sempre più elevati della manodopera locale rispetto a quella estera, soprattutto dei Paesi dell’Est, da sempre più a buon mercato. Per risolvere alcuni dei problemi principali, molti stabilimenti si sono spostati proprio in quei luoghi. Ciò ha permesso alle aziende di abbattere in gran parte i costi produttivi, con il “trascurabile effetto” di una riduzione dell’organico delle stesse.

Non produciamo ciò che potremmo

Negli anni abbiamo imparato anche che costava meno importare alcuni beni, come componenti basilari per l’agricoltura (fertilizzanti) e generi alimentari, quali il grano per le farine, l’olio di girasole, ecc. piuttosto che produrli in casa. Ciò ha fatto la fortuna di alcuni Paesi come l’Ucraina e la Russia, tanto per essere originali di questi tempi.

Successivamente, complice la spinta verso una sempre più estrema globalizzazione, si è arrivati persino ad interrompere le estrazioni di gas e petrolio, anche se non sufficienti a soddisfare l’intero fabbisogno energetico, perché il costo per la loro importazione era più conveniente di quello della produzione.

La pandemia

Già in tempo di pandemia ci siamo accorti che qualcosa non andava per il verso giusto, soprattutto quando la Cina, principale beneficiaria della globalizzazione, e produttore quasi unico di componenti essenziali per l’elettronica, si è fermata a causa dei contagi.

La carenza delle materie prime

Non so se ricordi la notizia paradossale per cui, in periodo post-pandemico, all’aumentare vertiginoso della domanda di materie prime (gas, petrolio ma anche terre rare), in Cina avevano deciso di ripristinare delle vecchie ed abbandonate miniere di carbone. Un vero e proprio controsenso. Persino in Italia si è proceduto nella stessa maniera: rimettere in uso le vecchie centrali per rispondere alla richiesta.

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Effetti della guerra sull’energia

La guerra, da un certo punto di vista, sta funzionando sull’energia, come la pandemia per le infrastrutture del digitale: sta accelerando un processo. Ci si è finalmente resi conto che essere molto dipendenti a livello energetico (e non solo!) da altri Paesi, peggio se uno solo, non è saggio, né tantomeno così conveniente. Nel contempo, ci si è resi conto che la porzione di energia ricavata dalle fonti rinnovabili è troppo bassa e dev’essere aumentata.

Gli effetti della guerra sono già tangibili

Le famiglie italiane (e in altri Stati europei) hanno già provato sulla loro pelle un aumento cospicuo delle bollette, della benzina, e di alcuni generi alimentari. Le cause principali sono tre:
– sanzioni imposte a quel Paese (ad es. non si possono più importare i fertilizzanti)
– embargo del gas e petrolio russi
– il conflitto vero e proprio: Odessa, l’unico porto ucraino sul Mar Nero è sotto attacco e non sarà possibile, per chissà quanto tempo, esportare il grano prodotto; nei territori distrutti dai bombardamenti e dalla contro-offensiva non si potrà effettuare la semina, con il risultato di non avere grano neppure il prossimo anno.

Tuttavia, il nostro Governo sembra non curarsene più di tanto e accettare di buon grado ogni imposizione da parte di Washington.

Il cambio di paradigma va pianificato per tempo

Non si può decidere a tavolino che tutti i Paesi del mondo devono dire addio al petrolio e al carbone in quattro e quattr’otto, soprattutto in periodi molto particolari (speriamo) come quello della diffusione del Covid-19 e questo della guerra.

Così facendo, rischiamo unicamente di vanificare gli sforzi (ben pochi, purtroppo) fin qui effettuati per ridurre l’inquinamento, perché, non essendo ancora sufficientemente mature le tecnologie per produrre energia green a copertura di tutto il fabbisogno mondiale, per ricavare l’energia di cui abbiamo bisogno, ci rivolgeremo nel breve termine a nuove importazioni che potrebbero rendere necessario il ripristino di vecchi impianti di produzione.

Nel precedente articolo, Energia per la vita, ho scritto della storia del gas, dove lo produciamo e da dove lo importiamo.

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Le industrie che investono nel green

Oltre alla produzione dell’energia green, si possono compiere enormi passi avanti nella riduzione dell’inquinamento globale in campo industriale, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica nel 2050. Si parla sempre più spesso di green economy. Tra i maggiori colpevoli troviamo i trasporti che, tuttavia, stanno investendo moltissimo per recuperare terreno.

Auto e (un giorno) aeroplani completamente elettrici

L’automotive, catturata dallo slancio di Elon Musk con la sua Tesla, pur affrettando il processo di progettazione e produzione di auto elettriche, attualmente a causa dei costi e soprattutto a causa della scarsa durata delle batterie, è ancora lontano dal soppiantare la propulsione a benzina e a diesel. Per il momento, accontentiamoci delle autovetture ibride.

Tuttavia, gli sforzi compiuti dalle aziende stesse (in primis BMW) in campo green sono notevoli: qualunque processo è ripensato per ridurre le emissioni di CO2, non solamente quelle delle auto.

Il mondo dell’aviazione commerciale e generale è, purtroppo, più indietro: se da un lato ci sono già velivoli (come il nostro P.180), che possono usare il biofuel (SAF, ovvero Sustainable Aviation Fuel) al posto del cherosene, dall’altro è proprio quest’ultimo a non essere disponibile nelle quantità richieste. Di fatto, soprattutto le compagnie aeree, sono costrette ad usare il cherosene. Ancora più lontana dall’essere realizzata in maniera consona, è la progettazione di velivoli full-electric. Le batterie attuali sono tuttora poco potenti per alimentare i motori elettrici di velivoli a lungo raggio e i motori ad idrogeno sono in fase di sviluppo.

Più promettente è la tecnologia delle fuel-cells, derivate dallo spazio, con le quali si potrebbe ricavare l’energia per alimentare il motore elettrico. Al contrario delle batterie, le celle a combustibile non immagazzinano energia, ma la convertono per l’utilizzo. Airbus è tra le prime aziende manifatturiere ad aver promesso un velivolo (ben diverso da un aero-taxi) totalmente elettrico tra qualche anno: non scaldiamoci troppo, si tratterà solamente di un piccolo aeromobile. Esistono altre aziende che promettono un percorso che, nel giro di una decina d’anni, potrebbero realizzare velivoli passeggeri con autonomie fino a 3000 miglia. Da anni si parla di queste tecnologie, staremo a vedere.

I big tech (FANG)

Le industrie che operano nel tech, come Facebook (ora Meta), Amazon, Netflix e Google (Alphabet), alle quali aggiungerei anche Microsoft e Apple, sono molto avanti nella decarbonizzazione. Infatti, questi colossi da anni cercano soluzioni innovative per i loro prodotti, per i packaging, per la logistica, ecc.

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I progetti per il rinnovamento energetico

Con la guerra in atto, pochi sono coloro che stanno pensando davvero al nostro domani.

Eppure, fino a non molto tempo fa, alcuni Paesi dell’est Europa, quali Romania, Bulgaria, Polonia, Slovenia ma anche la Finlandia, stavano lanciando diversi progetti per costruire le centrali nucleari del futuro, guidati dalla Francia, il principale produttore di tale energia. Solamente noi italiani rischiavamo di rimanere indietro. Approfittando di questo stop forzato, potremmo forse recuperare. Speriamo che le forze politiche a favore del nucleare riescano a farsi sentire.

I 5 stelle

Nei vari dibattiti – che spesso mi chiedo esattamente a cosa servano, se non a fare propaganda e di basso livello, purtroppo – sento dire che la nostra grande lentezza nel distaccarci da gas e carbone è colpa del Movimento dei 5 Stelle e del loro programma passato. Di sicuro è che spesso la colpa sia dei politici, di qualunque partito essi siano, dei provvedimenti, inesistenti, di legge o della burocrazia.

Perché non facciamo come in tempo di pandemia?

Durante il periodo di crisi, al fine di applicare provvedimenti salvavita il più rapidamente possibile, il Governo ha “tagliato” il percorso ad ostacoli della burocrazia, creando ad hoc il famoso “stato di emergenza”. Bene, pare che ce ne sia uno anche per la guerra (che di fatto ha scalzato quello pandemico). Allora perché non approfittarne, per mettere subito in atto le strategie anti-importazione del gas russo?

Dopotutto, abbiamo dimostrato che, senza palle burocratiche al piede, siamo velocissimi, efficienti e pure bravi. Ammettiamolo senza timore. Mi riferisco al progetto del Ponte di Genova. Se il Governo non avesse proceduto in quel modo, qui in Liguria saremmo già morti a livello economico. Come mi piace dire in più ambiti, volere è potere. Evidentemente, qualcuno non vuole.

Le varie fonti di energia rinnovabili

Le principali fonti, ad oggi utilizzate, sono:

  1. solare
  2. eolica
  3. geotermica
  4. idroelettrica
  5. da biomasse
  6. oceanica

Non tutte sono facili da produrre e non tutte sono allo stesso livello di sviluppo tecnologico. Ad esempio, le biomasse usate per i carburanti delle auto non sono ancora molto diffuse. Per i velivoli, come scrivevo qualche riga sopra, il problema è l’enorme quantità che servirebbe.

Ad ogni modo, pur essendo abbastanza intuitivi i metodi usati per ciascun tipo di queste fonti, c’è un articolo su Energie rinnovabili ben scritto che le illustra nei dettagli.

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Il revival dell’atomo

L’UE ha classificato il nucleare come un’energia di tipo green. In realtà, non è proprio così. Innanzitutto, è vero che il costo dell’energia nucleare è molto basso rispetto a quella prodotta con le fonti non rinnovabili (gas e petrolio), tuttavia, l’attuale metodo usato nelle centrali atomiche esistenti è molto lontano dall’essere green.

Discutendo di questo argomento con un mio collega, persona che ragiona correttamente e dotata di buon background manageriale e tecnico, abbiamo convenuto che, riguardo al primo punto, l’Italia abbia sbagliato la sua strategia riguardo al nucleare tanti anni fa. Al tempo stesso, abbiamo ammesso che sarebbe stato un azzardo votare a favore del nucleare così a breve distanza dalla tragedia di Chernobyl. Solo un perfetto sabotatore poteva organizzare il referendum nel 1987. Adesso sarebbe praticamente un suicidio recuperare nei tempi previsti. Anche se andassimo “a bomba”, ci vorrebbero almeno 5 anni. Di norma, ne sono necessari 10 per realizzare una centrale nucleare.

Reattori nucleari sparsi ovunque in Europa

Con la guerra in Ucraina, abbiamo realizzato che proprio in quel Paese risiede non solo Chernobyl, ma anche la più grande centrale nucleare d’Europa. A distanza di anni, nella nostra memoria hanno ancora un certo peso sia Chernobyl, sia la più recente Fukushima. Se sei appassionato del genere “catastrofico”, oppure sei curioso di capire meglio quali sono state le cause, come si sono mossi i soccorsi, le indagini eseguite, ecc. ti consiglio di vedere la serie TV (che ogni tanto è in onda sulla 7) realizzata sul primo e il film (ora disponibile su Prime) sul secondo.

Nonostante il nostro rifiuto per tale tecnologia, siamo ugualmente circondati da centrali nucleari presenti in Paesi a noi confinanti. Ce ne sono in Svizzera (8), in Francia (58!) e in altri Stati, per un totale di 439. In caso di incidente, ne subiremmo anche noi le conseguenze. In secondo luogo, ci siamo legati le mani con i fornitori di gas come la Russia. Tanto valeva votare a favore dell’atomo subito! Ad ogni modo, già nel 1988 è stato approvato il piano per le energie rinnovabili. Peccato che, ancora oggi, il 70% dell’energia in Italia sia prodotto dal gas.

Il nucleare di oggi e di domani

Mi duole dirlo, ma in entrambi i casi, si tratti di fissione o di fusione nucleare, le prime applicazioni sono state nel campo militare: le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki appartengono alla prima categoria, mentre la bomba-H alla seconda.

Fissione

Le centrali attualmente esistenti si basano sulla fissione dell’atomo, ovvero il decadimento di un nucleo di un elemento chimico pesante (come l’uranio o il plutonio) in porzioni più piccole, liberando una notevole quantità di energia. In natura si tratta di un fenomeno molto lento. L’uomo ha trovato il modo di accelerare il processo, bombardando tali nuclei con altri neutroni.

I problemi principali di questa tecnologia sono:

  • le scorie radioattive (gli elementi più leggeri) che derivano dalla scissione stessa e che hanno un tempo di decadimento naturale (fino a decine di anni)
  • il controllo del nucleo per regolare la produzione di energia senza che questo esploda

Facile capire che questo metodo di produzione di energia non è green.

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La fusione nucleare è green

La fusione nucleare funziona all’opposto della fissione: due nuclei di elementi più leggeri, come il deuterio, si fondono per formare un nucleo più pesante, quali elio o idrogeno, liberando energia (reazione esotermica).

Applicando questo metodo si eviterebbero le scorie radioattive. Restano tuttavia il problema di trovare una reazione a bassa temperatura che liberi la giusta quantità di energia tale da poter considerare positivo il bilancio energetico del reattore stesso; e il controllo del plasma. Infatti, la quantità di energia che serve per farlo funzionare, attualmente, supera quella prodotta.

Come le stelle

È lo stesso principio con cui le stelle, come il nostro Sole, producono l’energia (luce) senza collassare su se stesse. Una volta esauriti questi nuclei, la stella cessa di vivere trasformandosi in una nana bianca (passando da gigante rossa a nebulosa planetaria) o in una stella di neutroni – o peggio in un buco nero – (passando da super gigante rossa in supernova), a seconda della dimensione della stessa di partenza. Il nostro Sole è destinato, un giorno molto lontano (circa il doppio della sua età, ovvero tra 10 miliardi di anni!), a divenire una nana bianca.

Un progetto promettente

Nel sud della Francia, a Cadarache, è in costruzione ITER, il primo reattore che utilizza deuterio-trizio sperimentale – e anche il più promettente – con lo scopo di dimostrare la fattibilità della produzione di energia in quantità significative, tramite fusione nucleare. Il piano attuale prevede il primo funzionamento nel 2025.

Pare che anche Bezos stia proprio investendo in un progetto di questo tipo. Per fortuna che esistono milionari che tengono all’umanità e al suo futuro, oltre che ai propri soldi.

il MITE

Recentemente, il ministro della transizione ecologica Cingolani ha citato, tra le soluzioni possibili, il nucleare.

Sul proprio sito ufficiale, il Ministero della Transizione Ecologica ha creato una pagina dal titolo un po’ inquietante “Radiazioni ionizzanti” dove illustra il percorso per promuovere nuovamente il nucleare in Italia. Vai a documentarti, in caso tu sia interessato ad approfondire la questione.

I giovani, naturalmente, non avendo impresse le scene che all’epoca avevano indubbiamente condizionato l’esito del referendum, sembrano essere più aperti riguardo a questa soluzione. Dopotutto, se a loro va bene, perché non dovrebbe anche per noi?

Tu sei a favore al nucleare “pulito”? Scrivimelo nei commenti.

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Conclusioni

Le transizioni non sono mai né indolori, né semplici, né immediate. Certamente, se si aspetta il momento perfetto, resteremmo dove siamo, senza non incamminarci verso la giusta strategia: da un lato cercare di ridurre i consumi, dall’altro di generare il fabbisogno energetico in maniera più indipendente possibile. Ciò garantirebbe sia un contenimento dei costi, sia un minore spreco di risorse, con il benefico effetto di una riduzione dell’inquinamento del nostro Pianeta che, lo ricordo sempre, è la nostra casa e come tale va trattata bene.

Spero che quest’articolo ti sia piaciuto. In caso positivo, condividilo con i tuoi amici. Avrei voluto approfondire meglio alcuni passaggi, ma mi riservo di farlo prossimamente.

A presto,

Firma Cinzia

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